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Il chemotipo degli oli essenziali: la sua importanza per scegliere l’olio di qualità

La nozione di chemotipo degli oli essenziali è fondamentale quando ci si avvicina al mondo dell’aromaterapia. Tuttavia, troppe persone non ne sono consapevoli e sottovalutano questo aspetto fondamentale che serve per un uso sicuro degli oli essenziali senza pericoli.

La conoscenza scientifica dell’aromaterapia non può prescindere dal concetto di chemotipo degli oli essenziali. Per  chi  usa correntemente gli oli essenziali infatti, sarà basilare conoscere la razza chimica di un olio se si vuole garantire un effetto terapeutico specifico.

Spesso su internet o youtube, vedo molti che consigliano di prendere un olio essenziale di rosmarino o di timo, semplicemente senza specificarne la razza biochimica. Che non significa nulla! Come lo vedremo in questo articolo.

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Foto di Monicore/Pixabay

CHEMOTIPO DEGLI OLI ESSENZIALI: STORIA ED ORIGINE DI QUESTO TERMINE

La nozione di chemotipo degli oli essenziali, chiamato anche la carta d’identità dell’olio essenziale fu introdotta per primo da Pierre Franchomme nel 1975. Poi resa ufficiale nell’Unione Europea nel 2006 con l’adozione del regolamento REACH (Registration, Evaluation and Authorisation of Chemicals),  che rende più sicura la produzione e l’uso di sostanze chimiche nell’industria Europea.

Si tratta di una parola molto complicata utilizzata per determinare le molecole che sono maggioritarie nella composizione chimica di un olio essenziale. Nel caso per esempio del timo volgare il cui chemotipo è il linalolo o linalolifera, significa semplicemente che in questo timo troveremo per la maggior parte del linalolo.

Chemotipo : definizione

Ogni olio essenziale ha una particolare composizione chimica chiamata “chemotipo”. Quest’ultimo si definisce in base all’ambiente della pianta, al suolo, all’esposizione al sole, alla temperatura, alla sua resistenza alle intemperie, ecc. La stessa specie vegetale può quindi produrre diversi oli essenziali e possedere quindi diversi “chemotipi”.

A questo punto si potrebbe pensare: “Ma una pianta è una pianta! Se si dice che cura il raffreddore, basta usarla così ci guarisce, non c’è altro da sapere!” . Beh no, non è affatto così.

Qualunque sia la pianta, è assolutamente necessario conoscere il suo composto principale, perché sarà questo composto che determinare le controindicazioni, i possibili pericoli e le proprietà terapeutiche dell’olio essenziale in questione.

Così, un rosmarino canfora sarà più vicino ad una canfora giapponese CT canfora rispetto ad un rosmarino Verbenone! Eh sì!

Come può una stessa pianta avere chemotipi diversi? Ebbene è un essere vivente, che vive, si adatta e non produce molecole aromatiche per il nostro piacere, ma prima di tutto per lei, in particolare per difendersi dalle aggressioni esterne e  per reagire ad esse. È quindi facile capire che a seconda dell’ambiente dove cresce la pianta, ci saranno diversi fattori che condizioneranno anche la sua composizione chimica.

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Foto di Marina Pershina / da Pixabay

 IL CHEMOTIPO DEGLI OLI ESSENZIALI: la sua importanza

Questa “carta d’identità” quindi, serve a differenziare gli oli essenziali estratti dalla stessa pianta. Come ho già accennato, i composti biochimici ed aromatici di una pianta variano in base a tanti fattori,  quali: origine geografica, altitudine, tipo di suolo, clima, sole, livello di umidità, stagione, ecc. Di conseguenza, cambieranno anche le proprietà terapeutiche dell’ olio essenziale estratto da quella pianta.

Ecco l’importanza di  conoscere il chemotipo degli oli essenziali per evitare abusi e persino incidenti che potrebbero avere un impatto sulla nostra salute. Per stabilire correttamente i chemotipi degli oli essenziali, si fa  la cromatografia  che ha come scopo quello di verificare le percentuali di componenti presenti nell’olio essenziale.

CHEMOTIPO, RAZZA CHIMICA E SPECIFICITÀ BIOCHIMICA:

l’esempio del Rosmarino

Per specificità biochimica si intende che la stessa pianta può elaborare diverse proprietà a seconda del sole, del clima, dell’altitudine e del luogo nel quale cresce.

Per spiegarmi meglio, prendiamo l’esempio del rosmarino (Rosmarinus officinalis) e diamo un’occhiata più da vicino alle sue variazioni biochimiche.

A seconda se viene raccolto in Marocco, Tunisia, Provenza o in Corsica, produce 3 oli essenziali di composizione e proprietà differenti.

  • Il rosmarino che cresce in Tunisia o in Marocco contiene proporzionalmente più di 1,8-cineoli detto anche eucaliptolo e genera un olio essenziale con virtù espettoranti e fluidificanti. Si  chiama quindi Rosmarino a cineolo , sarà utilizzato nei disturbi respiratori;
  • Quello della Provenza, particolarmente ricco in canfora (20-30%). Si chiama Rosmarino canforato, possiede potente proprietà ad azione antinfiammatoria, quest’olio essenziale allevia il dolore ed è anche molto efficace in caso di reumatismi e tendiniti.
  • In Corsica si ottiene un olio essenziale contenente principalmente 2 molecole: l’acetato di bornile ed il verbenone, Che si chiama  Rosmarino Verbenone, particolarmente indicato in caso di disturbi al fegato.

Dunque sull’etichetta dell’olio essenziale di rosmarino dovrà essere precisate se si tratta di:

Rosmarinus officinalis (1,8 cineolo) o Rosmarinus officinalis CT cineolo,   Rosmarinus officinalis (canfora) o Rosmarinus officinalis CT canfora, Rosmarinus officinalis (acetato di bornile, verbenone) o Rosmarinus officinalis CT verbenone . (CT : chemotipo )

 

L’olio essenziale di Rosmarino chemotipato

 

Questa precisazione è necessaria in quanto se il Rosmarino è conosciuto per la sua azione epatica e biliare, affermazione più che vera se si tratta di Rosmarinus officinalis (acetato di bornile, verbenone); la stessa pianta può essere tossica per il fegato dal momento che contiene della canfora (Rosmarinus officinalis canfora).

OLIO ESSENZIALE DI TIMO, UNA PIANTA E 6 CHEMOTIPI DIVERSI

Un altro esempio eloquente è quello del Timo (Thymus vulgaris), un olio essenziale molto comune e facilmente reperibile in commercio senza altre precisazioni sull’etichetta.

Diversi studi approfonditi sul Timo (Thymus vulgaris) hanno dimostrato che nel bacino mediterraneo crescono almeno 4 varietà diverse di Timo volgare. Tutte sintetizzano le stesse componenti chimiche ma in proporzioni estremamente variabili.  L’origine di queste differenze è da ricercare nella diversa composizione del suolo sul quale crescono le piante. Oltre all’insolazione diversa per ogni regione di crescita. Si tratta infatti della stessa pianta, con le stesse foglie, gli stessi fiori. Eppure dal punto di vista olfattivo e chimico sembra di trovarsi di fronte a piante diverse. Un’analisi particolarmente precisa chiamata cromatografia (analisi biochimica) permette di definire la composizione esatta di ogni pianta e dell’essenza prodotta da ognuna di esse: si scopre così che tutte le piante contengono le stesse sostanze, ma con delle proporzioni molto diverse.

Ci sono diversi chemotipi di timo volgare:

Timolo, alfa terpineolo, carvacrolo, geraniolo o linalolo, paracimene, thujanol

Questa volta diamo un’occhiata più da vicino alle sue variazioni olfattive:

Nella regione mediterranea, il timo emana un odore forte e fenolico (Timo carvacrolo) mentre nell’entroterra questo stesso odore è sfumato con note di sapidità (Timo timolo).

In Alta Provenza, invece, il profumo di timo è molto diverso: è più morbido e ricorda note di lavanda fine (Timo linalolo) e persino, in alcune zone, di geranio rosa (Timo Geraniolo).

Nella regione Haut-Languedoc, il timo emana un altro profumo: con note di maggiorana o pepe (Timo à géraniol).

Invece in alcune regioni della Spagna, il timo imita il profumo dell’eucalipto e in altre quello della verbena al limone (Timo con alfa terpineolo).

A questo punto bisogna tenere presente che,  la varietà tra le diverse tipologie di Timo va ben oltre l’odore specifico di ogni pianta. Essa infatti dipende direttamente dalla composizione biochimica del vegetale, la quale determina in modo ben preciso l’attività terapeutica, l’uso, il dosaggio e le controindicazioni di ogni olio essenziale.

Avremo così l’olio essenziale di Thymus vulgaris (timolo), ad azione prevalentemente disinfettante dovuta al forte tenore di fenolo (timolo), non adatto però ai bambini o in applicazione diretta sulla pelle e le mucose; vista la sua proprietà dermocaustica.  L’olio essenziale di Thymus vulgaris (linalolo), pur essendo anche lui un buon disinfettante, può invece essere usato anche per i bambini, e può essere applicato puro sulla pelle e le mucose.

L’olio essenziale di Timo chemotipato

PER CONCLUDERE: RECAP FINALE E PUNTI SALIENTI

I chemotipi rappresentano una realtà inevitabile, per utilizzare gli oli essenziali con discernimento ed efficienza. La mancata considerazione delle razze chimiche può portare a guasti che possono mettere in pericolo la salute e la vita degli utenti. Leggi il mio articolo su 7 criteri da considerare prima dell’acquisto di oli essenziali di qualità.

In pratica, i seguenti termini sono utilizzati per specificare i chemotipi:

In latino: il nome del genere e della specie è seguito da CT e dalla molecola specifica

Per esempio: Thymus vulgaris CT timolo

In italiano: il nome del genere e della specie seguito dalla molecola specifica

Per esempio: Timo volgare con timolo

Spero che dopo aver letto questo articolo,  abbiate acquisito qualche piccola nozione in più per potervi procurare un olio essenziale di qualità ma soprattutto utile ed adatto alle vostre esigenze.

Per qualsiasi dubbio, se desiderate qualche delucidazione o se volete avere maggiori informazioni, non esitate a contarmi via mail! Utilizzate da tempo gli oli essenziali o vi state approcciando da poco a questo meraviglioso mondo? Raccontatemi la vostra esperienza nei commenti. Scrivetevi alla nostra newsletter ! A presto!

RIFERIMENTI:

  • Michel Faucon : Traité d’aromathérapie scientifique et medicale (Ed. Sang de la terre 2015)

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